14-06-2010

Evoluzione retrograda

Nel titolo ho volutamente utilizzato un ossimoro al posto della parola involuzione per sottolineare un concetto che quest’ultimo termine avrebbe eccessivamente condizionato negativamente.
Involvere esprime infatti una regressione più o meno rapida destinata a portare al decadimento inarrestabile un’attività che nello specifico voglio identificare come quella radioamatoriale. Con evoluzione retrograda intendo invece un processo di maturazione personale sfruttando tecnologie e conoscenze superate al fine di capire quale strada sia stata battuta per arrivare ai livelli attuali di tecnologia. Si sfruttano e sperimentano tecnologie superate e , appunto, retrograde per evolversi e far rivivere i successi delle scoperte dei nostri predecessori.
Durante le  chiaccherate con Attilio , navigato OM dispensatore di verità, davanti al mio cocciuto voler capire tutto sulla radio mi ha subito bloccato sottolineandomi che soltanto chi ha vissuto con passione ogni passo della radio può capirne appieno l’evoluzione e pretendere oggi di partire da zero e ripercorrere tutte le sue fasi è un folle desiderio utopico. Con questo mi ha voluto far capire che è corretto ed encomiabile dedicarsi alla sperimentazione di tecnologie superate ma senza mai aver la presunzione di saper ogni cosa anche perchè questa strada porterebbe ad una naturale demotivazione data la vastità della materia.
Più mi addentro nei meandri del radioantismo più scopro in me un’innata propensione per il mantener in vita ciò che della radio ormai è considerato superato come i progetti a valvole e la radiotelegrafia ed il pensare che come me ci siano molte altre persone mi rende felice perchè il nostro è un omaggio disinteressato a chi ha contribuito a far diventare grande la radio.

07-05-2010

150 anni insieme

Bene o male siamo arrivati ai 150 anni dell’unità d’Italia. Cosa sia rimasto dello spirito iniziale che tanto ha spronato gli animi dei nostri avi a cercare un’identità comune fra tante realtà diverse non è facile capirlo, tanto più in questo periodo nel quale sono sempre più forti ed insistenti le pressioni di chi si batte per un’Italia divisa sia dal punto di vista economico sia da quello territoriale.
E’ strana questa nostra nazione che a volte pare svogliata, indifferente e superficiale, troppo stereotipata nei suoi reality e nella sua voglia di calcio per potersi accorgere dei problemi che la stanno attanagliando, la stanno trascinando sempre più insistentemente verso un futuro troppo precario per essere sereno. Pare strano vedere mobilitazioni di massa per problemi legati al calcio mentre vengono snobbate quelle per il diritto al lavoro, quello vero, non quello precario ,quello nel quale o sei sfruttatore o sei sfruttato, quello senza tutele e senza dignità.
Si sta alla finestra a guardare l’Italia dell’antimafia e dei politici corrotti, quella del ponte sullo stretto di Messina e degli ospedali abbandonati, quella dei Falcone, dei Borsellino e delle veline.
Forse il problema è proprio questo, si sta a guardare sperando che siano sempre gli altri a fare il primo passo, a battersi per costruire qualcosa di migliore.
In questa Italia piena di contraddizioni, nella quale mezzo mondo vorrebbe vivere e metà di quelli che ci vivono vorrebbe andarsene, io credo e con fermezza sono convinto che la via più giusta da percorrere per migliorala sia quella di puntare tutto sui figli, sulla loro capacità di vedere positivo, sulla loro straordinaria adattabilità e la loro fanciullesca curiosità. Istruzione ed educazione li renderanno mentalmente ed ideologicamente forti e propensi al bene comune ed al rispetto delle leggi. Non è retorica o puerile utopia ma è la voglia di vedere una popolazione piena di dignità riemergere dal torpore nel quale finge di star bene mentre in realtà scalpita vogliosa di poter guardare il mondo a testa alta e petto in fuori.

06-03-2010

Arance e radio

Immagino che vi stiate domandando quale possa essere il nesso tra un’arancia e l’attività radio. Se avrete la pazienza di leggere quello che può sembrare un delirante ed insensato scritto forse lo scoprirete.
In questo periodo le arance sono divinamente buone forse anche per il fatto che la stagione migliore per gli agrumi sta volgendo al termine quindi risultano particolarmente mature e di conseguenza succosissime e dolci. Quelle che preferisco sono le Tarocco siciliane che meritatamente hanno trovato la giusta collocazione nell’olimpo degli agrumi forgiandosi del marchio IGP Indicazione Geografica Protetta.
L’arancia la si inizia a gustare già mentre la si sbuccia, quando le dita si districano tra la scorza e gli spicchi e l’aroma inconfondibile si sprigiona profumando l’aria in un modo tanto unico che sarebbe impossibile negare la presenza dell’agrume. Quando l’arancia è matura al punto giusto gli spicchi non oppongono resistenza e si dividono facilmente senza sprecare nemmeno una goccia del prezioso succo che contengono. E’ in questo momento che l’occhio vuole la sua parte e, curiosando tra la miriade di sfumature rossastre, può aiutare nel farsi un’idea sulla potenziale bontà dell’arancia che si sta per mangiare. Le velate striature gialle saranno quelle che, con il loro gusto lievemente asprognolo, contribuiranno a far sembrare ancor più dolce l’arancia grazie al contrasto che avranno con il rossore delle parti più mature. L’affondare dei denti nel morbido spicchio generoso di gusto dolce unitamente al profumo, nello stesso tempo forte e delicato dell’arancia, comportano un’armonia di fragranze che superano il limite dell’estasi dei sensi.
Questa è la radio! Un misto di sensazioni, gioie, scoperte, sapori ed emozioni difficilmente descrivibili. Radio vuol dire il giallo aspro del caos come il rosso dolce del romantico.
Le mille sfaccettature ed interessi riferite alla radio sono tanto numerose quanto interessanti ed il fatto che lo stesso segnale sia differente da giorno a giorno mi ricorda l’arancia che è sempre buona ma mai uguale alla precedente e per scoprirlo è necessario provarla.

24-02-2010

Il mondo a portata di mano

Non sono ancora certo di cosa realmente mi attragga di quell’attività che spesso, troppo spesso , viene snobbata, dimenticata o ancor peggio denigrata per il sol fatto di poter sembrare passiva e priva di emozioni.
Il radioascolto infatti può risultare  noioso se affrontato in modo superficiale e preconcetto soprattutto da quella parte di persone la cui curiosità non raggiunge limiti tali da stimolarli al punto di fidarsi di chi sostiene che ascoltando si entra in una dimensione onirica  estremamente coinvolgente.
Che io sia un nostalgico è un dato di fatto col quale convivo da molti anni e, a dirla tutta, non lo considero un mero difetto tolta la parte malinconica dell’esserlo. Nostalgici si nasce, non lo si può diventare. Si possono passare anni senza sapere di esserlo e improvvisamente si sente una forza dalla quale non ci si può esimere che ci fa propendere verso il vintage nel senso stretto della parola ossia l’intendere oggetti e attività del passato migliori di quelli attuali.
Oltre a questa peculiarità il mio carattere è estremamente condizionato da quella che io definisco “curiosità cronica” che mi mette nella condizione di essere trascinato in qualsiasi attività purchè chi mi chiama in causa riesca a trasferirmi il giusto entusiasmo.
Anche per quanto riguarda il radioascolto, ci sono tre persone che, ognuno a modo suo, hanno contribuito notevolmente a farmi entrare in questa realtà che dà la sensazione di avere il mondo a portata di mano. Questi tre moschettieri sono, in ordine rigorosamente alfabetico, Andrea, Enrico e Massimiliano. A loro tre va tutta la colpa del tempo che sto dedicando ad ascoltare musiche strane cantate in lingue che non conosco il tutto rigorosamente a notte fonda. In questo momento sto ascoltando un’opera lirica della quale non capisco nulla ma non concentratevi solamente sul bicchiere mezzo vuoto; musiche, ritmi e silenzi lasciano così tanto spazio alla fantasia che basta poco, molto poco, per adattare quest’opera dalla melodia malinconicamente rilassante ad una qualsiasi ambientazione e lasciarsi prender per mano da una storia della quale soltanto voi conoscete l’inizio, gli sviluppi, gli intrecci e la fine. E scusate se è poco.